Il disturbo antisociale di personalità

Che cos’e’ il disturbo Antisociale?

Il Disturbo Antisociale di Personalità (DAP) è un disturbo di personalità caratterizzato principalmente da inosservanza e violazione dei diritti degli altri che si manifestano in un soggetto maggiorenne, almeno dall’età di 15 anni.
L’infanzia è di solito caratterizzata da piccoli furti, menzogne e scontri con chi rappresenta l’autorità. L’adolescenza è segnata generalmente da episodi di abuso di sostanze (marijuana, cocaina, eroina), gesti violenti nei confronti di persone, animali.
La maggior parte dei soggetti sono maschi, mostrano sistematiche e croniche negligenze per i diritti e le sensibilità altrui. La disonestà e la frode pervadono i loro rapporti sociali. Sfruttano gli altri per ottenere vantaggi materiali o soddisfazione personale (differiscono dai soggetti narcisisti, che sfruttano le altre persone reputando giustificate tali azioni in virtù della loro presunta superiorità).
Tipicamente, la persone con una personalità antisociale sono impulsive ed irresponsabili. Tollerano male la frustrazione e, non di rado, sono ostili o violente, frequentemente provano rabbia, noia, disprezzo e indifferenza. Spesso non prevedono le conseguenze negative dei loro comportamenti antisociali e, malgrado i problemi o i danni che causano agli altri, non provano rimorso o colpa. Piuttosto, razionalizzano il loro comportamento o danno la colpa agli altri per ciò che hanno fatto.
La frustrazione e la punizione non risultano sufficienti a motivarli a modificare i loro comportamenti e tendono a non migliorare il loro giudizio o la disponibilità ad anticipare le conseguenze negative delle proprie azioni ma, piuttosto, tendono a confermare la propria visione fortemente insensibile del mondo.
Le persone con una personalità antisociale sono inclini all’alcolismo, all’abuso di sostanze, alle perversioni sessuali, alla promiscuità e, facilmente, finiscono in carcere. Molto spesso falliscono nel lavoro o cambiano spesso attività in maniera imprevedibile e irresponsabile. Spesso hanno una storia familiare di comportamento antisociale, di abuso di sostanze, divorzi e abuso fisico.

Quante e quali persone ne soffrono?
La prevalenza del DAP è pari al 3% nei maschi e all’1% nelle femmine nella popolazione generale, e aumenta al 3-30% in ambiente clinico. Percentuali di prevalenza anche superiori si riscontrano in ambienti di trattamento per l’abuso di sostanze e in ambito carcerario o forense. Il DAP è molto più frequente negli strati socioeconomici più svantaggiati della popolazione. Ciò è dovuto a due fattori: da una parte i pazienti con DAP incontrano difficoltà in ambito lavorativo; dall’altra, spesso crescono in un ambiente la cui subcultura è già connotata in senso antisociale.

Quali sono le cause?
Lo sviluppo di una struttura di personalità antisociale sembra essere il frutto dell’interazione tra componente psicobiologica ereditaria, fattori organici e fattori ambientali.
La componente psicobiologica è rappresentata dai seguenti elementi: elevata ‘Ricerca della Novità’, basso ‘Evitamento del Pericolo’ e bassa ‘Dipendenza dalla Ricompensa’. I soggetti con DNP vanno alla ricerca di situazioni e sensazioni nuove; sono avventurosi, facilmente annoiati dalla routine, impulsivi, irriflessivi e non amano assoggettarsi a regole. Il basso evitamento del pericolo li rende poco ansiosi, anche in condizioni che rendono ansiose la maggior parte delle persone, spingendoli ad assumersi rischi irragionevoli. La scarsa dipendenza dalla ricompensa li rende poco empatici e in genere poco sensibili ai sentimenti o ai diritti degli altri.
Tra i fattori organici che sembrano essere alla base di una personalità antisociale ci sono: squilibri ormonali e neurochimici; iperattività del sistema nervoso autonomo; alterazioni neuropsicologiche misurate attraverso la presenza di anomalie dell’EEG (onde lente, in particolare theta, localizzate talvolta al lobo temporale o scariche di punte positive).
Le acquisizioni scientifiche permettono, inoltre, di affermare che chi è affetto da DAP abbia difficoltà ad entrare in contatto profondo con le emozioni e le sensazioni degli altri. Tale difficoltà potrebbe essere causata da un danneggiamento a carico dei neuroni specchio, un set di cellule cerebrali che consentono agli esseri umani di sintonizzarsi con i sentimenti altrui.

Cura e trattamento del disturbo antisociale di personalità
I pazienti con DAP raramente richiedono la terapia volontariamente perché non sono consapevoli di avere un disturbo. Di solito, l’inizio di un percorso psicoterapico è successivo alla diagnosi di “psicopatia” fatta in tribunale a seguito di procedimenti penali in cui sono stati imputati. Il ricovero in ambienti come, ad esempio, gli ospedali psichiatrici, è il prerequisito essenziale per la pianificazione di trattamenti farmacologici e psicoterapici, i cui eventuali risultati possono comunque svanire con il tempo o una volta che il soggetto cambia ambiente.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale si basa sul presupposto che il cambiamento degli stati emotivi e dei comportamenti possa avvenire attraverso la ristrutturazione delle distorsioni cognitive specifiche del DAP. Alcuni degli errori di ragionamento più frequenti nei soggetti che soffrono di tale disturbo sono, ad esempio, le giustificazioni “Volere qualcosa o voler evitare qualcosa giustifica le mie azioni”; l’infallibilità personale “Faccio sempre la scelta giusta”; i sentimenti fanno i fatti “So che ho ragione perché mi sento apposto rispetto a quello che ho fatto’; l’impotenza degli altri ” I punti di vista degli altri sono irrilevanti per le mie decisioni”.
Nelle fasi avanzate del trattamento gli sforzi sono diretti a individuare quelle situazioni di vita che tendono a scatenare nel paziente cattive condotte ed errori di ragionamento e per promuovere lo sviluppo di strategie di fronteggiamento funzionali innanzi alle inevitabili ed imprevedibili pressioni della vita.

Il trattamento farmacologico
Le terapie farmacologiche di solito prescritte per il trattamento dei sintomi secondari alla struttura personologica (ad esempio, ansia, panico, vergogna, umore basso) non sono di grande efficacia in presenza di un DAP, dato che in questi soggetti tali sintomi risultano rari, oppure pressochè momentanei o addirittura assenti.
Importante sembra essere l’assunzione degli SSRI e degli stabilizzatori dell’umore (carbonato di litio) per la riduzione della frequenza e dell’intensità sia dei comportamenti impulsivi che delle esplosioni di aggressività.
Altri farmaci che mostrano efficacia sono le sostanze volte alla soppressione degli ormoni sessuali, che sono legati alla manifestazione dell’aggressività.
Nonostante il DAP abbia un decorso cronico, alcuni comportamenti antisociali come gli acting-out (passaggio impulsivo all’azione senza riflessione) e gli atteggiamenti aggressivi tendono a diminuire man mano che l’individuo diventa più adulto (in particolare dai 40 anni di età), proprio per il decremento degli ormoni e della forza fisica. Di solito questi pazienti si oppongono al trattamento farmacologico a causa della perdita della propria potenza sessuale e della riduzione dell’impulsività che vengono interpretate come incremento della propria vulnerabilità personale.