Fobia sociale

Cos’è la fobia sociale

La fobia sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio degli altri. Le persone che soffrono di questo disturbo vivono con ansia particolarmente intensa le situazioni sociali e cercano in tutti i modi di evitarle per tenere lontano il disagio ad esse associato. Il timore di agire in modo imbarazzante o di mostrare i segni della propria incertezza può provocare un’ansia talmente intensa da sfociare in attacchi di panico.

Sintomi tipici

I sintomi della fobia sociale (legati all’ansia) maggiormente percepiti sono: palpitazioni, tremori, sudori, tensione muscolare, nausea, secchezza delle fauci, vampate di calore, arrossamenti, mal di testa.

Alcune delle situazioni che tipicamente vengono vissute con estrema paura sono:

  • parlare in pubblico, per la preoccupazione di dimenticare improvvisamente quello che si deve dire o per la paura che gli altri notino il tremore delle mani o della voce;
  • essere al centro dell’attenzione;
  • avviare una conversazione o esserne coinvolti, per la paura di apparire poco chiari, poco interessanti o stupidi;
  • partecipare a feste, cene, frequentazioni di locali;
  • essere presentati ad altre persone;
  • svolgere attività quotidiane in presenza di altre persone (es. conversare, mangiare, bere, scrivere, guidare, utilizzare il telefono o il computer).

Le ansie possono essere presenti solo in alcune situazioni sociali (fobia sociale specifica) o nella maggioranza di esse (fobia sociale generalizzata).

Un’altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia anticipatoria che precede le situazioni temute.

Possibili cause…

Tale disturbo è piuttosto comune: gli studi scientifici indicano che colpisce dal 3% al 5% della popolazione generale, in particolare donne.

Sembrerebbe, invece, che gli uomini abbiano più probabilità delle donne di sviluppare una forma severa del disturbo e si ipotizza che i ruoli di genere e le aspettative sociali giochino un ruolo significativo nella spiegazione di tale dato.

Relativamente alle cause, risultano concorrere diverse tipologie di fattori di rischio:

  • fattori genetici (ereditarietà);
  • fattori temperamentali (inibizione comportamentale e paura della valutazione negativa);
  • fattori educativi (genitori ansiosi, ostacoli alle esperienze di socializzazione, ipercriticismo, eccessiva severità, isolamento sociale familiare, abbandono e trascuratezza).

Le teorie genetiche affermano che ciò che potrebbe essere ereditato è un’eccessiva reattività dei centri cerebrali che si occupano della gestione dei sistemi d’allarme del nostro organismo.

Decorso e Conseguenze

Il disturbo insorge solitamente durante l’infanzia o l’età adolescenziale e tende a mantenersi nel tempo con variazioni di gravità legate agli eventi di vita.

L’esordio può verificarsi in seguito ad eventi particolarmente stressanti vissuti dal soggetto, in cui è stato vittima di umiliazioni (episodi di maltrattamento, bullismo), ma può anche svilupparsi in maniera insidiosa e lentamente. Solitamente l’esordio in età adulta è raro e, quando si verifica, risulta maggiormente legato a disabilità e declino delle funzioni sensoriali (udito, vista, ecc.).

La letteratura riporta che circa il 50% degli individui sviluppa una remissione dal disturbo entro pochi anni, tuttavia il decorso per coloro che non sono sottoposti ad alcun trattamento specifico risulta essere decisamente di maggior durata.

Le conseguenze derivanti dalla fobia sociale sono altamente invalidanti poiché possono coinvolgere diverse sfere di vita del soggetto, comportando difficoltà scolastiche (basse prestazioni), problemi in ambito lavorativo (tendenza all’evitamento) ma anche impedimenti dal punto di vista sociale ed affettivo (difficoltà ad instaurare e mantenere relazioni interpersonali).

 

Trattamento Cognitivo- Comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è riconosciuta come uno dei trattamenti migliori per la fobia sociale. Questa terapia parte dall’idea che si debba prima di tutto migliorare il punto di vista del soggetto, sostituendo i pensieri irrazionali con altri maggiormente funzionali (ristrutturazione cognitiva).

L’aspetto comportamentale riguarda invece l’insegnamento delle abilità sociali (social skills training) che consentono di acquisire maggiori capacità di risoluzione dei conflitti  attraverso tecniche di rilassamento e tecniche di gestione dell’interazione sociale (training d’assertività). La psicoterapia viene solitamente condotta individualmente, tuttavia la sua efficacia come trattamento di gruppo è ampiamente dimostrata.

È possibile sintetizzare in una serie di punti il protocollo di trattamento:

  • formulazione di un contratto terapeutico, contenente gli obiettivi condivisi da paziente e clinico ed i rispettivi compiti;
  • ricostruzione della storia del disturbo, dal primo episodio a quello più recente;
  • presentazione dello schema di funzionamento del disturbo;
  • interventi di psicoeducazione;
  • individuazione dei pensieri irrazionali e ristrutturazione cognitiva;
  • esposizione graduale alle situazioni temute (immaginativa ed in vivo);
  • conclusione del trattamento e prevenzione di ricadute.