Disturbo istrionico di personalità

Che cos’e’ il disturbo Istrionico?

Il disturbo istrionico di personalità è caratterizzato sostanzialmente da uno stile interpersonale drammatico e seduttivo sostenuto da un’intensa emotività esternata con modalità teatrali e da costanti tentativi di ottenere attenzione, approvazione e sostegno dagli altri, mediante comportamenti seduttivi o manipolativi. Altri elementi che caratterizzano questo disturbo sono: l’impressionabilità, la tendenza alla somatizzazione e la ricerca della novità.
Il disturbo istrionico di personalità è presente nel 2-3% della popolazione generale e nel 10-15% della popolazione clinica e sembrerebbe più diffuso tra le donne che tra gli uomini.

Come si manifesta

Le persone che soffrono di questo disturbo si sentono a disagio o non si sentono apprezzate quando non sono al centro dell’attenzione altrui. Per questo motivo cercano di catturare costantemente l’attenzione attraverso comportamenti teatrali, provocatori o seduttivi. Possono pertanto esagerare episodi di vita o indulgere in descrizioni drammatiche o in lamentele circa il proprio stato fisico o emotivo; possono alternare provocazioni e seduttività elargendo regali, adulazioni, istigazioni.
Inizialmente possono affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, l’ipersocievolezza, la tendenza a coinvolgere, l’ostentazione di sicurezza e la seduttività. Soprattutto quest’ultimo aspetto può risultare speso inappropriato in quanto l’istrionico, in realtà, lo utilizza nei confronti di persone per cui non nutre un reale interesse sentimentale o sessuale.
Altra caratteristica distintiva di questo disturbo è l’espressione emotiva drammatica e superficiale fatta di manifestazioni emotive intense e plateali quali piangere in modo incontrollabile per un evento di scarso rilievo, abbracciare con trasporto persone conosciute da poco; tali slanci si accendono e spengono in modo rapido e non sembrano vissuti in profondità. Anche lo stile di comunicazione risulta teatrale, caratterizzato da una mimica amplificata, gestualità eccessiva, spesso impressionistico e privo di dati e dettagli che supportino le opinioni espresse.
Frequentemente, chi manifesta questo disturbo, considera le relazioni più intime di quanto lo siano in realtà, cosicché un conoscente può essere considerato un caro amico e una persona appena conosciuta può essere trattata in modo confidenziale. In realtà queste persone hanno difficoltà a raggiungere un’autentica intimità emotiva con gli altri e possono facilmente recitare una parte ad esempio la vittima, la principessa o cercare di controllare l’altro attraverso la manipolazione emotiva e la seduttività, pur non avendone consapevolezza.
La focalizzazione sull’approvazione altrui, piuttosto che sulle proprie esperienze interne, determina, nelle persone che presentano il disturbo, la propensione a considerare se stesse solo in funzione degli altri e, dunque, a sperimentare uno scarso senso d’identità personale. L’istrionico non sa bene chi è, anzi non lo sa affatto e i confini sono labili, per questo gli è facile identificarsi e proiettarsi con il personaggio ideale, un personaggio che deve primeggiare, essere ammirato, essere al centro. Dietro questa maschera è velata però la paura e la rabbia di essere squalificato, ignorato, svalutato, non riconosciuto, abbandonato. La maschera copre queste emozioni e le trasforma in seduzione, creatività, fascino, ”ti sedurrò, così avrò la tua ammirazione!“. Se fallisce, nel non essere riconosciuto, chi soffre del disturbo istrionico, rischia di cadere nel vissuto depressivo, di entrare in contatto con quella parte di sé, fragile, debole, triste, che non vuole assolutamente far vedere e provare. Per questi motivi presenta anche una marcata dipendenza affettiva e, per evitare l’interruzione di un rapporto, può ricorrere a comportamenti estremi volti ad attirare l’attenzione quali promiscuità sessuale, gesti autolesivi, tentativi di suicidio.
Nei rapporti di coppia le persone che presentano il disturbo istrionico ricercano figure con forte autorità, a cui attribuiscono doti straordinarie e la risoluzione magica dei propri problemi, spesso vengono attratte da situazioni competitive, dove la conquista di un partner, specie se difficile, ricercato, magari già impegnato, fornisce una sorta di sfida. Ma a questa fase, segue prima o poi una caduta dovuta alla delusione esperita nel momento in cui, mossi dai limiti dell’altro, lo svalutano e vedono se stessi come perdenti per non essere riusciti a raggiungere il loro scopo vitale: trovare nel partner lo specchio del proprio valore e il sostegno cui poggiarsi nella vita.
Fra le caratteristiche di chi presenta questo disturbo si evidenzia un elevato grado di suggestionabilità: le opinioni ed i sentimenti degli istrionici possono venire facilmente influenzati da convinzioni e stati d’animo altrui, da impressioni ed entusiasmi del momento, dalle semplici circostanze. I valori e gli interessi personali, ad esempio, possono variare al variare dei valori e degli interessi del partner. La conseguenza di questo atteggiamento è non essere in grado di pensare in maniera autonoma, perciò non essere capace di crescere. L’istrionico non sa riflettere sui propri stati mentali e assumersi delle responsabilità, così individua come proprio il pensiero dell’altro. Queste persone, inoltre, possono essere intolleranti alla frustrazione ed esposte alla noia, per cui possono ricercare gratificazioni immediate dei propri bisogni e stimolazioni notevoli. È facile pertanto che essi abbandonino un progetto, dopo un iniziale grande entusiasmo, perché faticoso o ricerchino attività nuove ed eccitanti, come il sesso promiscuo o trascurare un rapporto duraturo e ricercare l’eccitazione in una nuova relazione.
L’aspetto più evidente di chi presenta il disturbo istrionico di personalità è, frequentemente, l’elevata concentrazione sul proprio aspetto fisico, questi soggetti si preoccupato del proprio aspetto e lo curano molto spendendo una notevole quantità di tempo, energia e denaro per abbigliamento e cura del corpo. Frequentemente ricercano complimenti per il loro aspetto e possono essere facilmente ed eccessivamente turbate da un commento critico su di esso.

Cause
Dal punto di vista biologico, le persone che soffrono di questo disturbo presenterebbero un temperamento caratterizzato da ipersensibilità e dalla ricerca esterna di gratificazioni.
Sul piano psicosociale, si riscontrano ambienti familiari caotici, contraddittori e senza regole, dove, frequentemente i rapporti si basano sulla non autenticità, dove si considera solo l’apparire e non l’essere.
Le persone che hanno sviluppato il disturbo istrionico di personalità spesso hanno sperimentato durante l’infanzia difficoltà nella soddisfazione dei loro legittimi bisogni di attenzione e cure. Il bambino di quel nucleo familiare non è preso sul serio; è sempre troppo piccolo, troppo stupido, troppo poco importante per rispondere alle domande, potrebbe essere rimproverato per qualcosa che subito dopo non costituisce più un problema. La conseguenza di questo atteggiamento è non essere in grado di pensare in maniera autonoma. I genitori recitano una parte e il figlio si adegua, adottando gli stessi valori di conformismo, o recitando il copione opposto: la pecora nera. Il prezzo da pagare è sempre l’inautenticità, l’estraneità da se stesso, la mancanza d’identità.
Alcune di queste persone sono state apprezzate dalle figure significative, in particolare dai genitori, per il loro aspetto piacevole e per le loro doti di intrattenitori, piuttosto che per il loro modo di essere, per cui hanno imparato che, per soddisfare i propri bisogni affettivi, bisogna utilizzare l’aspetto fisico e la seduttività. Altre persone con questo disturbo hanno ricevuto da bambini attenzioni e cure solo quando ammalati, per cui hanno imparato a ricercare accudimento solo attraverso le lamentele fisiche.

Conseguenze
La principale conseguenza nella vita di chi presenta il disturbo istrionico di personalità, è soprattutto legata ai rapporti interpersonali. Molto spesso, chi presenta questo tipo di disturbo ha difficoltà a relazionarsi in maniera  adeguata con amici, colleghi, figli e partner: può essere troppo impulsivo e rompere delle relazioni, anche importanti, perché non riesce a gestire  emozioni forti; può essere molto egocentrico al punto da non riuscire  a collaborare con i colleghi di lavoro; può essere troppo preso da sé da non riuscire a sintonizzarsi con gli altri; o ancora, può pressare con le proprie drammatiche richieste di aiuto e accudimento (minacciare, attuare tentativi di suicidio, mostrarsi depresso), attuate quando ha la sensazione di non essere considerato, inducendo partner, parenti ed amici esasperati ad allontanarsi.
Tutto ciò porta ad avere dei rapporti interpersonali problematici che possono sfociare in liti furibonde, separazioni, perdita del lavoro e stima dei colleghi, difficoltà di comunicazione all’interno della coppia e della famiglia, causando una notevole sofferenza emotiva ed  una compromissione significativa delle aree più importanti della vita.
Nella maggior parte dei casi, al disturbo di personalità si associano altri sintomi che causano ulteriore sofferenza quali: stati ansiosi e/o depressivi, dipendenza da alcol o da sostanze, disturbo dell’umore.

Cura e trattamento del disturbo istrionico di personalità

Il trattamento privilegiato è la psicoterapia individuale, affiancata dalla farmacoterapia in caso di necessità.
Gli studi che attestano quali trattamenti risultano efficaci per la cura del disturbo istrionico di personalità attualmente non sono numerosi. Tra i trattamenti che presentano alcune prove di efficacia c’è il trattamento cognitivo-comportamentale per i disturbi di personalità di Beck e Freeman.
Questo tipo di trattamento si focalizza sul riconoscimento e sulla messa in discussione delle credenze disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo. Queste credenze sarebbero generate da distorsioni della realtà (distorsioni cognitive) e costituirebbero gli schemi cognitivi (strutture cognitive di base che permettono di organizzare l’esperienza ed il comportamento).
Nel trattamento del disturbo istrionico di personalità, il paziente viene aiutato innanzitutto ad individuare le proprie emozioni, i propri pensieri e gli eventi a cui questi sono correlati, in quanto incontrerebbe difficoltà nell’attuare queste operazioni. Questo lavoro, unitamente alla valutazione delle conseguenze delle proprie azioni, aiuterebbe il paziente ad abbassare la propria disfunzionale impulsività.
Successivamente il terapeuta collabora col paziente al fine di individuare e modificare le sue credenze centrali disfunzionali: “Sono inadeguato e incapace di gestire la mia vita”, “Devo essere amato da tutti per avere valore” e “La perdita di una relazione è disastrosa”. Il ritenere di essere incapaci di prendersi cura di sé, infatti, porterebbe le persone che soffrono di questo disturbo a ricercare costantemente attenzione e cure da parte degli altri. La seconda credenza indurrebbe in queste persone una sensibilità al rifiuto, una ricerca di approvazione ed una spinta ad agire rispetto agli altri in modo da catturare la loro attenzione ed approvazione. Il ritenere che l’interruzione di un rapporto affettivo possa essere disastroso, inoltre, spingerebbe queste persone a mantenere rapporti insoddisfacenti e inautentici e, dunque, manterrebbe il loro senso di incapacità a farcela da soli e la loro sensazione di inautenticità. La modificazione di queste credenze viene attuata ricorrendo a diverse tecniche (es. tecniche immaginative, esperimenti comportamentali, esercizi di assertività, problem solving) che aiutano il paziente ad aumentare il proprio senso di efficacia.
Il processo terapeutico avviene attraverso il cosiddetto empirismo collaborativo, per cui è il paziente che gradualmente individua ed impara a soddisfare i propri bisogni in modi funzionali, piuttosto che aspettarsi ancora che lo facciano gli altri o che lo faccia un terapeuta onnipotente e salvatore.
Per un sottotipo di pazienti si è rivelato efficace anche un intervento comportamentale integrabile con la terapia di Beck e Freeman: un training per le abilità sociali volto, in particolare, alla modulazione delle emozioni e dei comportamenti impulsivi e allo sviluppo dell’empatia (attraverso la focalizzazione sulle emozioni e sui bisogni altrui).