Disturbi da Deficit di Attenzione/Iperattività

Cosa è l’ADHD?
Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), da inattenzione, impulsività e iperattività. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare e non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace.

Sintomi dell’ADHD
Disattenzione – La facile distraibilità (inattenzione) si manifesta come scarsa cura per i dettagli e incapacità a portare a termine le attività intraprese. I bambini con Adhd sono costantemente distratti, evitano di svolgere attività che richiedono attenzione per i particolari o capacità organizzative, perdono frequentemente oggetti o si dimenticano di svolgere attività importanti. È presente compromissione dell’attenzione focale (capacità di prestare attenzione su uno stimolo determinato, trascurando i particolari irrilevanti e non utili al compito in corso) e dell’attenzione sostenuta, ovvero della capacità di mantenere l’attenzione attiva nel tempo durante lo svolgimento di attività scolastiche, nei compiti a casa, nel gioco o in semplici attività quotidiane.
Impulsività – L’impulsività si manifesta come incapacità di procrastinare nel tempo la risposta a uno stimolo esterno o interno. In genere i bambini con Adhd rispondono senza riflettere, non riescono quasi mai ad aspettare il proprio turno nelle attività quotidiane o nei giochi; spesso si lasciano coinvolgere in attività pericolose senza valutare adeguatamente le conseguenze (provocando talvolta danni fisici a se stessi o ad altri).
Iperattività – Questi bambini vengono descritti «come mossi da un motorino», non riescono a star fermi, se seduti si muovono con le mani o i piedi, hanno frequentemente l’esigenza di alzarsi e muoversi senza uno scopo o un obiettivo preciso. A questo si accompagna una sensazione interna soggettiva, di tensione, pressione, instabilità, che deve essere scaricata (tale sensazione soggettiva diventa spesso prevalente in adolescenza o in età adulta, quando si riduce l’iperattività motoria).

Quanto è diffuso
Il Disturbo, che rappresenta una delle patologie psichiatriche più importanti e frequenti ad esordio in età evolutiva (colpisce circa il 5% dei bambini in età pediatrica), purtroppo raramente è diagnosticato e ancor più raramente è trattato in maniera adeguata sul nostro territorio nazionale, perciò molti di questi bambini e ragazzi finiscono per vivere in situazione di emarginazione sociale, familiare e scolastica che potrà predisporli, nelle successive età della vita, ad altre patologie psichiatriche come depressione, alcolismo, tossicodipendenza o disturbi della personalità.

Le cause dell’ADHD
La maggior parte delle ricerche scientifiche che indagano le cause dell’ADHD riguardano la genetica. Le ragioni di ciò derivano da una serie di interessati risultati ottenuti su familiari di bambini con ADHD e dalla genetica molecolare. Infatti, il 57% dei genitori di un bambino con ADHD presenta a sua volta lo stesso disturbo, la percentuale scende al 32% se si tratta di fratelli non gemelli; percentuali che sono da 6 a 12 volte superiori rispetto all’incidenza del disturbo nella popolazione normale. Secondo un ampio studio di Goodman e Stevenson (1989), la percentuale di causalità dell’ADHD attribuibile a fattori genetici si aggira tra il 70% e il 91%, mentre il restante 10%-30% è attribuibile a fattori ambientali. Sembra pertanto plausibile ipotizzare che l’insorgenza del ADHD sia da attribuire, per la maggior parte, a fattori ereditari.

Decorso e conseguenze
L’ADHD non è un problema marginale che si risolve con l’età. Contrariamente, infatti, a quanto si riteneva un tempo la condizione può persistere in età adulta.
La sua storia naturale, infatti, è caratterizzata da persistenza fino all’adolescenza in circa due terzi dei casi e fino all’età adulta in circa un terzo o la metà dei casi. Molti di quelli che non rientrano più nella descrizione clinica dell’ADHD hanno ancora significativi problemi di adattamento nel lavoro, a scuola o in altri contesti sociali. L’ADHD, infatti, significativamente si associa a  basso livello accademico ed occupazionale, problemi psichiatrici, fino ad essere considerato uno dei migliori predittori, in età infantile, di cattivo adattamento psicosociale nell’età adulta.

Cure e trattamento
La terapia per l’ADHD deve basarsi su un approccio multimodale che riesca a combinare interventi psicoeducativi con la terapia farmacologica nei casi di ADHD da moderato a severo.
Più precisamente, i sintomi cardine dell’ADHD (disattenzione, iperattività e impulsività) andranno gestiti, nei casi più gravi, mediante terapia farmacologica, mentre i disturbi eventualmente associati, specialmente i disturbi della condotta, dell’apprendimento, come pure i problemi d’interazione sociale, richiederanno terapie psicosociali e psicoeducative centrate sulla famiglia, sulla scuola e sul bambino.
Gli interventi terapeutici dovranno tendere a migliorare le relazioni interpersonali con i genitori, i fratelli, gli insegnanti e i coetanei, diminuire i comportamenti inadeguati, migliorare l’apprendimento scolastico (quantità e qualità delle nozioni, metodo di studio), aumentare il senso di autostima e l’autonomia nei vari ambiti della vita sociale, migliorare la qualità della vita dei bambini e dei ragazzi ADHD, anche attraverso la comprensione e l’accettabilità sociale del disturbo.